La famiglia Riccadonna ha le sue radici in terra emiliana, e sin dal 1200 troviamo
a Bologna i segni di una presenza significativa, comprovata dalla presenza di una omonima torre gentilizia. Situata nel Cambio (cioè in via Castiglione, nel luogo detto anche Carobbio), se ne conserva una bella descrizione tratta dagli Studj del Conte Giovanni Gozzadini, senatore del Regno.


Così recita il testo:

"Attualmente alta met. 25,
è larga met. 5,47 per 6,02
e rastremata di 25 centimetri.

I muri, di bellissima costruzione sono grossi
da basso met.1,27, in cima met.1,10"

Vista della Torre de' Riccadonna
(la prima a destra, riconoscibile
perché ha il tetto)


La torre Riccadonna fu abbattuta purtroppo nei primi anni del '900
,
con vivo dolore della Famiglia, che fino all'ultimo si oppose strenuamente.

Bualello de' Riccadonna può considerarsi il primo, a noi noto, di una famiglia
che poté contare su molti figli illustri, tra cui cavalieri, avvocati, vescovi e podestà.
Il ceppo bolognese, antichissimo, prevale per importanza e prestigio grazie soprattutto ai figli di Bualuello, tra cui Arpinello, di parte guelfa geremea,
che fu inviato nel 1203 a Parma e Cremona per indurre i due comuni ad un'alleanza con Bologna.

Arpinello, figlio di Baluello, fu podestà di Osimo
e giurò per i bolognesi
la Lega con i fiorentini, così come Americo di Arpinello Riccadonna fu podestà
di Genova nel 1229, di Mantova nel 1234 e poi ancora di Brescia, Todi e di Fermo. E' ricordato come "Pellegrinus, Judex ed Assessor".

Nei primi anni del 1300, Bologna fu sconvolta dalle guerriglia guelfo-ghibellina: ogni famiglia si era schierata o con la parte Geremea o con quella degli Albertazzi, elevando verso il cielo la propria torre di difesa.
Il partito guelfo, indebolito dalle scissioni sorte al suo interno, finirà per condurre Bologna verso l'anarchia e avvierà l'inizio della signoria del legato pontificio.

Così, con Piero Riccadonna, la famiglia, benestante, benvoluta, di prestigio
per la sua capacità di vivere al di sopra delle parti, chiamata a frequenti attività diplomatiche e di governo in molte città, incline alla cultura più che alle armi, scompare dalla scena locale: fu esiliata drasticamente.
Per dirla con Pascoli: "Ma da quel nido, rondini tardive, tutti quanti
fuggimmo un giorno nero - la mia patria or è dove si vive, gli altri sono
poco lungi al cimitero".

 

A destra:
la lapide in cui si ricorda
l'abbattimento di alcune torri
gentilizie di Bologna.
Tra queste, la torre Riccadonna.





A sinistra:
un'altra suggestiva immagine
di torri gentilizie a Bologna.

La torre Riccadonna,
qui ripresa da altra angolazione,
è la prima a destra.
 
 

N.B. I dati storici sono tratti dal volume di Fabrizio Bernini
"L'industria vogherese ed i suoi pionieri tra '800 e primo '900".


L'approdo a Canneto Pavese

Attraverso la pianura padana, la famiglia Riccadonna approda quindi alle colline di Broni, terra di vigneti e vini che ne segneranno in modo forte la vita
e il destino. Ed è a Canneto Pavese dove troviamo traccia di colui che può essere considerato, in tempi più recenti, lo stipite della famiglia ivi stabilitasi, Pierino Riccadonna.

Di lui troviamo traccia nell'Archivio di Stato di Pavia: il suo nome compare in un atto del 22 gennaio 1590. E' del 1730 un atto del notaio Fiamberti, in cui si parla di terreni dei Riccadonna e si evidenziano "41 viti a vino, 40 viti novelle, e altre 22 viti novelle da due a tre anni …" piccoli grandi segni profetici di un futuro
in cui l'enologia avrà sempre un posto di rilievo.

E fu Ottavio, nato a Montuè nel 1878, e nipote di Giuseppe Antonio, erede di parte dei beni alla "Fornace", dove sorgeva la casa forte dei Riccadonna, che iniziò la grande avventura vinicola che è ben nota.
Figlio di Angelo Napoleone, tenutario di una grande cantina in Canneto, e di Elisa Cavallotti, si iscrisse alla Reale Scuola Vinicola di Alba, completando il percorso della famiglia Riccadonna che può così essere riassunto:
Bologna (Emilia) - Canneto (Lombardia) - Canelli (Piemonte).

 

1915-1918
Ottavio Riccadonna,
fondatore della
Casa Vinicola,
in divisa da capitano.







Ottavio Riccadonna a Canelli

Ottavio Riccadonna
, conclusi gli studi enologici presso la Reale Scuola Enologica di Alba, inizia a far pratica presso la Cantina Giovanni Zoppa di Canelli, divenendone dopo alcuni anni direttore tecnico.
Dopo gli anni della guerra 1915-1918, a cui partecipa con il grado di capitano, viene assunto alla Giuseppe Contratto, una tra le più antiche e fiorenti del centro vinicolo piemontese ed antesignana nella produzione di spumanti, metodo classico (fermentazione in bottiglia).